Carissima Valentina, Sr Valentina.
In nome della comunità esprimo, con commozione e gioia grande, tutta la riconoscenza per il tuo sì all’Amore che ti chiama. Il tuo Sì ci contagia e ci investe.
Tutti ti ricordiamo giovane donna intelligente, volitiva, attenta e disponibile, professionalmente preparata. Tanti adolescenti hanno goduto della tua presenza come animatrice.
La tua ricerca di Dio chiaramente non era così evidente a tutti, anche se il tuo moltiplicare esperienze di servizio facevano intravvedere un cuore inquieto, in ricerca di Pace, bisognoso di Dio.
Della breve esperienza africana del 2010, non ti sei persa nulla, tutto volevi conoscere e sperimentare; per pochi giorni ti sei sentita una di loro e ancora oggi quando parlo con qualche togolese ricorda i tuoi balli, il tuo stare all’africana con loro. Strano modo di acculturarsi!
Il Signore stava preparando lentamente la tua risposta alla Sua chiamata. E tu, trascinata dall’esempio di alcune suore, cominciasti a seguire il carisma di Pietro Leonardi, fondatore delle suore figlie di Gesù.
Oggi, in questa nostra chiesa di Santa Maria Maddalena, hai emesso la prima professione religiosa. L’essere Figlia di Gesù per te è sicuramente il modo più bello di essere donna e cristiana.
Ricordati sempre che è Dio l’attore principale. Senza essere raggiunti da Lui, non è possibile nessuna consegna della propria vita.
Ciò che caratterizza la suora allora non saranno le attività, gli uffici, la professione, la pastorale, ma la vita spirituale. Occorre molta attenzione per percepire nel concreto l’agire dello Spirito in me; solo Lui lega tutte le dimensioni della mia vita e mi lega anche agli altri e al mondo, liberandomi dal peccato dell’individualismo.
Le attività se ben svolte, con competenze professionali e con amore, danno sicuramente soddisfazione, ma mai la felicità, perché questa è redentiva ed è possibile viverla sono nella dimensione divinoumana che ci appartiene come dono.
La capacità relazionale, trasformata sul Tabor, ha il profumo dell’agape fraterna, di una vera comunità di cui si possa dire: “Guarda come si amano”, pur nei limiti e nelle ferite di ogni creatura.
Se riuscirai a dire ai laici e anche ai preti, la bellezza dell’essere uomini e donne nuove, non più solo individui in balia dei propri progetti, gusti, interessi ma persone redente appunto, ci aiuterai davvero ad accogliere con gioia lo stupendo mistero dell’essere cristiano.
Nella tua congregazione ci sono tante suore che esprimono la delicatezza della maternità spirituale, rispondendo all’invito recente di papa Francesco: ”Siate madri, no zitelle” (anch’io all’inizio della mia vocazione sacerdotale ho incontrato una figlia di Gesù con questa tenerezza di madre e devo dire che mi ha aiutato molto).
Altre che trasmettono amore fraterno convincente (a Raldon possiamo affermarlo per esperienza).
Poi, hai parole forti e scelte generose di don Pietro Leonardi e anche i profili di tante sorelle morte, memoria vivente del carisma di fondazione.
Certo ti potranno aiutare nel cammino che oggi hai intrapreso, ma non si sostituiranno mai alla natura creatività dello Spirito che agisce in te nel concreto quotidiano.
Le tue parole chiavi saranno: Grata, per il dono ricevuto. Gratitudine per quanti ti hanno aiutato a essere la donna che sei, la tua famiglia innanzitutto e per quanti, anche nelle Congregazione o più ancora nella Chiesa, hanno lavorato prima di te. Oggi tu semini dove altri hanno abbondantemente e duramente dissodato il terreno. Gratuità perché il frutto del tuo lavoro potrai anche non vederlo. A te spetta seminare, la raccolta spetta ad Altri!
Noi tuoi paesani ci uniamo a te nella gioia e nella lode per le meraviglie compiute da Dio! D’ora in avanti vivrai in altre comunità, ma questa di Raldon sarà sempre la tua comunità d’origine. Qui sicuramente sarai ricordata quotidianamente nella preghiera.
Tanti Auguri!
Don Fabrizio
Raldon 6 gennaio 2016, Solennità dell’Epifania
